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Curarsi
un dente cariato in uno studio privato italiano può costare oggi 200,
250 mila ma anche il doppio e più. Dipende dal dentista, dalla città
in cui opera, dal quartiere in cui si trova lo studio. Oltre che
dall’entità dell’otturazione e quindi dalle sedute previste. In ogni
caso la spesa si conosce a terapia ultimata. Ben più facile regolarsi
in Svizzera. L’Ordine elvetico assegna un numero (a seconda delle
difficoltà) a ognuna delle circa 500 prestazioni previste per il
dentista e questi stabilisce a sua volta un punto base fino a un
massimo di 4,95: la moltiplicazione tra i 2 valori dà la misura
dell’onorario. Conoscendo il punto base del dentista il cliente sa
prima quanto pagare, secondo il professionista che sceglie. Il 60 per
cento degli odontoiatri svizzeri attribuisce un valore tra 3,10 e 3,50
alle sue prestazioni. Il 4 per cento meno di 3,10, gli altri fino a
4,50. Eppure, come riferisce l’Unione nazionale consumatori nel suo
notiziario, Mr. Prezzi (autorità molto simile a quello che era il Cip
in Italia) ha aperto un’indagine: i dentisti sono accusati di scarsa
trasparenza per l’oscillare del punto base da 3 a 4,95. Da noi, in
base alla legge tariffaria del 1963 (n. 244) la tariffa minima
nazionale «al di sotto della quale non è possibile effettuare una
prestazione in scienza e coscienza» (quindi sottocosto e non di buona
qualità pur di accaparrarsi clienti) rappresenta il minimo compatibile
con il decoro e la dignità professionale: fermo restando che le
prestazioni possono però anche essere gratis. Dalle 22 alle 7 del
mattino, in casi d’urgenza gli onorari sono raddoppiati per le visite
e aumentati della metà per le altre prestazioni. Ma il dentista, come
il medico in genere, sarebbe anche tenuto a rispettare la tariffa
massima stabilita dall’Ordine provinciale con propria delibera.
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